Ultima puntata
- Rotelle supersoniche -

Di lì a pochi minuti, al suono di una sirena, tutte le campane di vetro si sollevarono dal suolo con un leggero sibilo, per consentire ai piccoli roboidi di uscire.

Questi si affollarono, pattinando, pattinando, attorno ai due amici. I fratellini di Skippi, perfettamente identici l’uno all’altro, guardarono Billy con fare curioso e, formando un cerchio immenso, gli giravano attorno senza pronunciare una parola. Skippi Sky li informò brevemente circa la sua provenienza e del motivo per cui il bambino fosse giunto fino a Kimeròs. Solo allora i roboidi lo invitarono a sfrecciare per le strade e lo condussero fino alla sede del CPT.....
Correvano ora in fila, ordinati per due e raggiunsero velocemente il luogo dov’era situato il palazzo del Computer. Questo era tutto di vetro e le porte si aprirono automaticamente al loro ingresso.
Dopo aver attraversato un lungo e largo corridoio, illuminato da una forte luce al neon, giunsero al centro di un grande salone, dove interamente rivestito di bottoni luminosi, si imponeva, in tutta la sua grandezza, una strana macchina. Billy, nel vedere quella costruzione, fu quasi intimorito. Skippi gli suggerì di inserire i suoi dati: nome, età, luogo di provenienza e la risposta non si fece attendere. La macchina prese a lampeggiare e sul monitor comparve la scritta:
Benvenuto tra noi piccolo terrestre! Anche la Terra non potrà fare a meno di me. Gli umani presto utilizzeranno esclusivamente robot e mezzi meccanici per migliorare il mondo. Se resterai per sempre su VERDANIA imparerai a vivere da robot senza più pensieri – senza più problemi che angustiano la Terra – senza più guerre – senza più fame – senza più dolori!
Billy, scrollando il capo, si girò verso Skippi e lo guardò attentamente:
“Non è possibile programmare la vita come un computer! Esso è utile, ma non costituisce l’unica verità. La macchina non potrà mai sostituirsi all’uomo. E noi terrestri, proprio perché uomini, siamo ricchi di umanità. Abbiamo commesso e continuiamo a commettere errori, anch’io ho fatto uno sbaglio. Ma questa esperienza mi è servita a vedere chiaro in me. Sono venuto a cercarmi un affetto nello spazio e non mi accorgevo che era lì a due passi da me, soltanto dietro l’angolo di casa mia. In un cortile dove gli altri bambini giocano, scherzano e si accapigliano per un pallone. Cari, è giunto il momento di salutarci, è stato bello conoscervi, torno nel mio pianeta ricco di esperienza, grazie al confronto che ho fatto” e, guardando il roboide, Billy continuò:
“Vedi Skippi Sky, VERDANIA rappresenta esattamente il contrario della Terra e sinceramente non credo che con voi potrei essere più felice. Qui è tutto irreale, la stessa natura è una finzione troppo inimmaginabile per qualsiasi terrestre. Voglio ancora stupirmi per un sole che tramonta o per un fiore che sboccia, voglio tornare sulla Terra per migliorare il mondo, per offrire il mio aiuto agli amici, per riscoprire i valori dell’amicizia che fino ad oggi ho ignorato. Qui ciò che ci divide è la capacità di amare, il sentirsi fratelli in ogni parte del mondo, sentimento che invece a voi, semplici robot, è precluso”.
Dopo aver concluso il lungo discorso, Billy si avviò lentamente verso la porta d’ingresso; aveva tolto i pattini e camminava visibilmente commosso, con una mano in tasca mentre l’altra stringeva George, trattenendo a stento le lacrime. Viveva in un mondo fantastico e non lo aveva mai capito fino a quel momento. I roboidi lo lasciarono andare avanti solo, rispettosi del suo turbamento. Dopo un po’ Skippi lo raggiunse, lo toccò sulla spalla e, guardandolo, disse

: “ Mi fa piacere che tu abbia finalmente capito te stesso, anche se non comprendo ciò che ti anima”.
Intanto erano giunti alla stazione aerospaziale. Tutti i roboidi erano disposti a cerchio attorno alla navicella che attendeva Billy per ricondurlo sulla Terra. Dopo i saluti di commiato, Skippi guardò l’amico e, augurandogli un buon viaggio, restò immobile mentre il portellone si richiudeva lentamente.
Billy, dopo essersi sistemato al posto di comando, si strinse George Courious al petto e chiuse gli occhi. Poi fu inghiottito nuovamente dal nulla.

“ Billy, alzati o farai tardi a scuola!”
La mamma entrò nella sua stanza sollevando l’avvolgibile della finestra. Il bambino aprì gli occhi e subito vide che tutto era perfettamente in ordine. I soldatini

allineati in riga sul davanzale. George Courious appoggiato sulla sedia. Micia ronfante sul tappeto ai piedi del letto (forse aveva già visto la scena, ma... quanto tempo prima?). Il bambino si guardò attorno spaesato.
“ Mamma, che giorno è oggi?”
“ Il diciotto marzo, amore. Ieri sera ti sei addormentato presto; come mai stamattina non vuoi alzarti?”
“ Mamma, ho voglia di abbracciarti, ti voglio bene e sono contento di averti così come sei. Ti immagini se invece di avere te come mamma avessi avuto una lampada alogena?”
“Che cosa stai... dicendo?”
“Bhè... sai, stanotte ho fatto un sogno strano e ho capito che anche se non ho fratelli, ho tanti amici che mi vogliono bene. Alex sta ultimando la costruzione del fortino dei pirati, penso che oggi andremo a chiamare Tommy e così potremo dargli una mano”.
La mamma lo guardò incredula, lo abbracciò felice e uscì dalla stanza, chiudendo la porta. Billy era solo, ora. Si diresse verso lo scrittoio dove c’erano tanti fogli sparsi su cui erano stati disegnati volti strani. Li radunò e li inserì in una cartella, definitivamente. Ora non servivano più. Aprì le tende e lasciò entrare

la luce del sole, si affacciò alla finestra e

il profumo della primavera lo inebriò. Ad un tratto sentì una cosa fredda urtare il suo piede; si chinò a raccoglierla: era... una piccola rotella d’acciaio. Dalla finestra, alzò gli occhi al cielo e... con un sorriso la scagliò in alto, più in alto che poté...!

© shooraya
animazione tratta da you tube
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