Terza puntata
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Il pianeta di Verdania -

Non aveva nulla di familiare quello che si presentò agli occhi di Billy. Lo scenario andava assumendo un aspetto davvero fantastico. Le strade, le case, le illuminazioni, tutto appariva completamente diverso rispetto al pianeta Terra.
“ Si vede proprio che mi trovo in un altro mondo!” sentenziò il bambino.
E così era veramente. Le colline intorno alla città si ergevano simili a figure geometriche triangolari, spaziando dall’equilatero all’isoscele; il sole, cerchio perfetto, brillava statico d’un verde smagliante, tutt’intorno alberi finti, come finti erano

i fiori verdi incollati sui prati.

Ovunque, ordinate e ben allineate, tante campane di vetro. “ A cosa servono? ” domandò Billy incuriosito.
“ Quelle sono le nostre case, ogni roboide come me si rigenera sotto una campana di vetro ” gli rispose Skippi.
“ Ma...allora...sono delle culle? ”
“Precisamente, le campane ci servono soltanto per ricaricarci, il resto della giornata la viviamo all’aperto, oppure ci rechiamo presso la sede del CPT”
“Cosa significa sede del CPT?” chiese ancora il bambino.
“ Ora ti spiego” .
Così dicendo Skippi ritrasse il lungo collo e, incrociati gli snodati arti inferiori, si acciambellò a terra; altrettanto fece Billy, che si sistemò di fronte al suo amico restando in ossequioso silenzio, pronto ad ascoltare le sue parole.
“ Caro Billy, come hai potuto vedere, il pianeta di VERDANIA è diverso dalla terra. Noi per vivere non abbiamo bisogno di nutrirci o di respirare. Gli alberi, i fiori, le montagne, quelli veri s’intende, sono ormai solo un ricordo, poiché non esistono più su questo mondo da un milione di anni. Noi ne vogliamo mantenere vivo il ricordo con delle buone imitazioni: finti alberi, finti fiori, finte colline e finti prati. Il cibo, fondamentale per voi terrestri, a noi non serve, non sappiamo cosa siano le patate, non conosciamo il gusto del latte che voi amate tanto e nemmeno quello del ketchup.”
Interrompendolo, Billy gli chiese un po’ preoccupato:
“ E non sapete neppure che sapore hanno la Coca Cola o i pop - corn?”
“ Certo che no! Non conosciamo nemmeno queste parole e poi noi non abbiamo bisogno di nulla, proprio di nulla!
“Eh no – ribattè Billy – c’è qualcosa a cui non è possibile rinunciare... la carezza della mamma...ad esempio!”
“Mamma? Cos’è una mam-ma? E’ un’altra cosa da man-gia-re?”
“Non ci creedo! Tu...non sai cos’è una mamma? –
Billy era incredulo:
“Skippi, io sono figlio della mia mamma, sono nato dal suo amore e cresco con il calore del suo affetto per me!”.
“ Mamma...nato...amore... sono parole che non comprendiamo, prive di significato! A Kimeròs, come in tutte le altre città di VERDANIA, non c’è posto per quelle che tu chiami mamme. Sarebbero del tutto inutili qui. Esistiamo solo noi roboidi programmati. Siamo figli del futuro e, sotto le campane di vetro, veniamo rigenerati e “riscaldati" dal calore elettrico emanato dalle lampade alogene, sono quelle le nostre “mamme”, di cui tu parli”.

“ No, il rapporto che lega noi bambini terrestri alle nostre è molto diverso. Con una mamma sapessi quante cose si possono fare! Farsi coccolare per esempio: farsi abbracciare, accarezzare, baciare. Con lei si può parlare, e ti assicuro che è molto brava a cucinare le patate fritte, anche se a volte si arrabbia e ci rimprovera anche, se non siamo bravi, allora lei s’infuria, ma una sua punizione è sempre data per farci capire gli errori e dunque per il nostro bene! Skippi, noi bambini terrestri siamo capaci di ridere, di scherzare e anche di piangere, sì...insomma, di emozionarci, e non solo con la propria mamma.
“ Noi robot non conosciamo queste sensazioni, anzi non proviamo nessuna emozione.
Sul volto di Billy si dipinse una punta di delusione:
“Ma allora...tu non mi vuoi bene? Non sei venuto sulla Terra spinto dal mio richiamo?
“ In verità, è accaduto un fatto strano. Poco prima di ricevere il tuo messaggio telepatico, ho avvertito un forte prurito al naso...ed era la prima volta che mi accadeva una cosa simile. Allora, è quella che tu... chiami... emozione? Ora che ci penso, forse ho provato la prima sen-sa-zio-ne...della mia vita”.

“ Un brivido al naso! Fantastico. Io lo so perché questo è accaduto: qualcuno, per la prima volta, ha pensato a te con sentimento, con l’affetto di un vero fratello umano.” – e facendogli notare ciò, Billy continuò:
“Io non ho mai avuto fratelli, anche se ne ho sempre desiderato uno speciale come te. Quando ho iniziato a fantasticare, ti volevo già bene. Questo è l’amore, Skippi, il sentimento più bello e più puro che possa esistere e nessuno mai te lo potrà insegnare qui! E’ un qualcosa che nasce dentro di noi, è come una fiammella che si sprigiona dal cuore, nessuna scuola e nessun maestro potranno mai darci lezioni d’amore. Proprio per questo è bello vivere sulla Terra, perché siamo tutti ricchi di umanità, anche se a volte qualcuno lo dimentica. E’ anche vero che ci sono cose un po’ noiose che dobbiamo fare, come eseguire i compiti, recarci a scuola per imparare, per conoscere, per arricchirci e crescere”.
Skippi sky apparve un po’ turbato dal lungo discorso pronunciato dall’amico e con aria più decisa, raddrizzandosi un po’, rispose:
“Noi non frequentiamo il tipo di scuola che intendi tu. Abbiamo la sede centrale del CPT che abbreviato vuol dire: Computer Potenzial Telematic. Lì non ci sono insegnanti umani, c’è solo una grande macchina generatrice di sapere. Essa ci fornisce le informazioni che dobbiamo apprendere e quando noi roboidi inseriamo i nostri dati in codice, la centrale ci risponde con lettere alfanumeriche che si illuminano sul grande monitor. Quando diamo risposte non valide, sullo schermo compare la scritta ERRATO, RIPETERE. Se invece i dati sono esatti, leggiamo la scritta: RICEVUTO, POSITIVO, OK, PROCEDERE. La nostra vita è tutta qui. E’ semplice e lineare. Per quanto riguarda i sentimenti, come li chiami tu, non so proprio cosa pensarne”.
E rialzandosi di scatto, aggiunse:
“ Beh, è ora di andare, tra poco i miei “fratellini” si sveglieranno e si riverseranno per le strade di Kimeròs sfrecciando con i pattini.

Segue ultima puntata ...
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