





Fiaba in quattro puntate
Primo capitolo
Era una sera e, come sempre, la luce brillava dalla finestra di Billy, piccolo ragazzo solitario. Rosso di capelli e con tante lentiggini a coprire il viso, era chino col solito ciuffo spiovente sulla fronte, a disegnare sulla scrivania. La condizione di figlio unico spesso lo faceva sentire a disagio, avrebbe desiderato molto un fratello con cui parlare, giocare, confidarsi; ma non ne aveva e il suo carattere, chiuso e introverso, gli impediva di farsi accettare dai suoi coetanei. Mentre gli altri giocavano e scherzavano, Billy se ne stava in disparte ad osservare, limitandosi a sorridere di tanto in tanto dinanzi alle bravate di Alex e Tommy.
Tante volte i due compagni avevano tentato di coinvolgerlo nei giochi, ma Billy non riusciva a divertirsi e spesso finiva col ritrovarsi solo, nella sua stanza, alle prese col computer; alternava così momenti di gioco ad altri di grafica. Tracciava curve e linee che venivano impresse sul video e poi con la stampante riproduceva le figure. Fu così che una sera, per gioco, disegnò il ritratto fantastico di... un fratello mai nato. Ben presto sullo scrittoio si erano accumulati tanti fogli su cui erano stampati volti sorridenti, tristi, annoiati. Un fratello diverso da tutti gli altri? Perché no! Certo non era facile inventarselo lì su due piedi. Provò e riprovò, dieci, venti, trenta volte! Intanto si chiedeva:
“ Billy, cosa e dici di un fratello venuto dallo spazio?” E dai a disegnarlo con gli occhi rossi e le orecchie a punta, ma... nessuna figura lo lasciava soddisfatto. “ E’ difficile disegnare il volto di chi non si conosce, ogni ritratto non sarà mai uguale all’originale, finché io non lo vedrò veramente!”
Passavano i giorni e Billy diventava sempre più taciturno. Spesso inforcava la sua mountain-byke e percorreva stradine di campagna; poi, quando si stancava di pedalare, si sdraiava tra l’erba e con il capo rivolto verso il cielo fantasticava.
“Chissà, forse esiste veramente un fratello nello spazio, sarebbe meraviglioso avere un compagno di giochi così. Potremmo fare grandi cose insieme, ad esempio potrei presentarlo ai miei amici ed essere finalmente importante anch’io!”
Fu così che da quel giorno Billy iniziò a crederci veramente.
“Se lui esiste, da qualche parte dell’universo, dovrà per forza ricevere il mio messaggio”, andava ripetendo dentro di sé, e...
Accadde una notte, mentre la casa era avvolta nel silenzio. Billy dormiva nella sua stanza perfettamente riordinata coi giochi sul ripiano della libreria e l’esercito di soldatini di piombo squadrati in riga sopra il davanzale della finestra, mentre Micia ronfava sul tappeto ai piedi del suo letto.
Una luce verde, all’improvviso, invase la stanza buia. Cita, la scimmietta di peluche, sbarrò gli occhi e così fecero anche George, il giovane gorilla e Napoleone giocoliere. Improvvisamente, avanzarono anche i soldatini, che presero a marciare tutti insieme, puntando i fucili contro l’oggetto misterioso.
A quel punto, Micia schizzò come una palla, nascondendosi tra le pieghe della tenda. La luce era ormai diventata talmente accecante che anche Billy si destò. Grande fu il suo stupore quando si accorse di avere di fronte una capsula di vetro, simile a una grande bolla di sapone. La luce verde irradiava tutta la superficie del mezzo, nel cui interno si intravedeva una sagoma indistinta. Billy, per nulla intimorito, sentiva crescere in sé una viva eccitazione. Tuttavia, restava immobile aspettando che accadesse qualcosa. Di lì a poco, infatti, il forte chiarore si attenuò consentendogli di vedere perfettamente la figura che gli stava dinanzi. La grande bolla oscillò dolcemente e il portellone si aprì con un leggero sibilo. La strana figura chiusa all’interno si mosse e, appena poggiato il piede per terra, cominciò a correre velocemente da una parte all’altra della stanza urtando contro mobili e pareti.
Billy con gli occhi sbarrati dallo stupore e la bocca aperta guardava “l’essere”, volgendo il capo ora a destra or a sinistra, cercando di fissare la sua figura. Quando finalmente decise di fermarsi Billy, balbettando un po’ scese dal letto e, con i piedi scalzi, lentamente, si avvicinò. Lo osservava timidamente scrollando il capo ancora incredulo e, allungando un braccio per toccarlo, si decise a parlare:
“Benvenuto a casa mia! Ti aspettavo... da tanto tempo e ancora non posso credere... che tu abbia ricevuto il mio messaggio telepatico. Avrei molte domande da porti, ...intanto dimmi, come ti chiami...? E soprattutto, da dove vieni?”
Dopo un attimo d’incertezza “l’essere” cominciò a parlare. “z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z-z...pt...prcr...”
Billy, grattandosi il capo, pensava perplesso: “Non riesce a sintonizzarsi, vuole parlare proprio con me, ma io non comprendo la sua lingua!”
Intanto “l’essere” continuava ad emettere suoni indecifrabili e... ancora: pott - pott - prrr – prrr...”. Ad un tratto smise di pronunciare quei versi disarticolati, estrasse una scatola metallica con tanti pulsanti, ne schiacciò uno e, come per magia, il suo linguaggio divenne chiaro...

continua domani
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