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Aldo Ettore

Samizdat. “ I peccati del potere e l'imbarazzo della Chiesa “

“ ( … )… perché tra un buon cattolico come Romano Prodi felicemente sposato, che va a messa, frequenta i sacramenti, vive una vita cristiana, e un utilizzatore finale di prostitute, adultero, pluridivorziato, sfacciato nell’ostentare la sua ricchezza, padrone di Tv che diffondono da decenni un messaggio che nega il cristianesimo, la benevolenza della Chiesa vada al secondo e non al primo ( ? n.d.r. ). Anche se nessuno l’ha annunciato, la vecchia separazione tra Dio e Mammona evidentemente non vale più. “ Da “ Il cardinale, la morale e la realpolitik “ di Corrado Augias, “ la Repubblica “ del 4 di luglio 2009.

“ I peccati del potere e l'imbarazzo della Chiesa “ è un editoriale del teologo Vito Mancuso pubblicato di recente sul quotidiano “ la Repubblica “. Fece scandalo alla chiesa di Roma l’ “affaire Dico “. Si voleva, con l’ “ affaire Dico “, dare riconoscimenti giuridici a situazioni di convivenza di fatto. Che chiamavano in causa le persone semplici di questo bel paese. Migliaia di unioni. Evangelicamente parlando, da non credente convinto, concordo con chi sostiene che non si debba suscitare “ scandalo “ alcuno giammai, anzi, evangelicamente parlando, sarebbe cosa buona e giusta impetrare il cielo per una condanna a chi dello “ scandalo “ se ne faccia incauto autore. Romano Prodi, dalla occhiuta chiesa di Roma, fu ritenuto colpevole autore di “ scandalo “. A quel tempo Romano Prodi ebbe a dire pubblicamente di ritenersi “ un cattolico adulto “. S’illudeva al tempo Romano Prodi. La religione, fattasi chiesa di Roma, non ha bisogno di “ adulti “ che siano al contempo credenti. O di credenti che siano al contempo adulti. Ha bisogno di sottoposti se nullatenenti. Ha bisogno di alleati, anche se indegni e sordi al suo inutile predicozzo, se doviziosamente possessori di ricchezze. E fu così che a quel tempo, dileggiato l’uno, si convenne far capeggiare un tristissimo giorno all’altro, l’ “ utilizzatore finale di prostitute “, tristissimo giorno “ consacrato “ e forse benedetto dalla chiesa di Roma alla “ famiglia “. A quale famiglia? Alla prima delle famiglie di quell’altro? Alla seconda delle famiglie di quell’altro, ora di già disciolta? Cerca di dare una risposta – anche storica –, ma amaramente convincente al problema sollevato da Corrado Augias, il teologo Vito Mancuso, del quale di seguito trascrivo l’illuminante editoriale nella quasi sua interezza. Scrive, beffardo, Paolo Villaggio nell’ultimo Suo “ pezzo “ “ Appaltiamo l’odio “ nella Sua quotidiana rubrica “ La voce della lega “ sul quotidiano l’Unità: “ ( … ) Sappiate che io sono cattolico; ma è da molti anni che non sono più cristiano. “ Ne deriva la ragione ed il “ conforto “ del non “ credere “ a formule astratte assai e non inveritate dalla ardua pratica del buon, onesto vivere.

“ ( … ) Se Gesù ( … ) ha detto di non giudicare l´interiorità della persona, ha insegnato altresì che è dovere dei cristiani esprimere un preciso giudizio sul tempo che stanno vivendo. Ecco le sue parole al riguardo: «Sapete valutare l´aspetto della terra e del cielo, ma come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (Luca 12,56-57). ( … ) Disincanto e freddezza, piuttosto: ecco la ricetta dell´anima politica della Chiesa. Anzi, quanto più l´attuale capo del governo è in difficoltà sul piano morale, tanto più ha bisogno del sostegno della Chiesa: non è evidente? Ne viene che questa è una situazione dalla quale la Chiesa può trarre indubbi vantaggi: non le capisce queste cose quell´ingenuo del direttore di Famiglia Cristiana? Nella millenaria storia della Chiesa ci sono sempre stati personaggi che hanno ragionato così, che hanno valutato non, come vuole Gesù, «ciò che è giusto», ma solo ciò che è conveniente. L´alleanza tra trono e altare ebbe inizio con l´imperatore Teodosio alla fine del IV secolo e non si è mai interrotta, né penso che si interromperà ai nostri giorni, quando sia il trono sia l´altare hanno una grande convenienza all´appoggio reciproco. Quindi lo scenario più probabile è che l´appello di don Sciortino perché la Chiesa si faccia carico dei molti cristiani «frastornati e amareggiati» cada semplicemente nel vuoto. Nessuno prenderà pubblicamente la parola per «giudicare ciò che è giusto». Nella Chiesa però, oltre all´anima politica, esiste anche l´anima profetica. Come insegna l´etimologia, il profeta si contraddistingue per parlare al cospetto di Dio, ovvero, traducendo praticamente il concetto, per non curare i propri interessi. Il profeta ha a cuore qualcosa di più grande di sé, ha a cuore la gloria di Dio, il bene comune, la perfetta giustizia. L´apostolo Paolo a proposito degli uomini scrive che «tutti cercano i propri interessi» (Filippesi 2,21), ma se la Chiesa e il cristianesimo hanno un senso è proprio quello di non cercare come tutti i propri interessi, ma solo la gloria di Dio e il bene degli uomini. Il vero amore infatti, insegna sempre san Paolo, «non cerca il proprio interesse» (1 Corinzi 13,5), cioè non ragiona politicamente, ma conosce la più alta razionalità della profezia. Chi entra in questa prospettiva intende solo servire la verità, la giustizia, il bene comune, e per questo è nelle condizioni di «giudicare ciò che è giusto», richiamando senza timore i potenti (di destra, di centro o di sinistra, non ha nessuna importanza) che con i loro comportamenti costituiscano esempi negativi per la popolazione, soprattutto per i più giovani. In un mondo nel quale tutti cercano i propri interessi, il compito della Chiesa è mostrare profeticamente la possibilità di un´azione diversa, e la profezia, come insegnano i profeti biblici, non ha timore quando occorre a contrastare i potenti e le loro voglie. C´è stata una stagione nella quale l´anima profetica della Chiesa in Italia era attiva e vivace, vi erano profeti come Primo Mazzolari, Lorenzo Milani, Carlo Carretto, Zeno Saltini, David Maria Turoldo, Ernesto Balducci, Nazareno Fabbretti, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, Pietro Scoppola. La tradizione cattolica ha rappresentato qualcosa di grande per questo Paese. Può tornare a rappresentarlo? Forse, ma solo a condizione che i valori cattolici non vengano resi merce di scambio da parte dei vertici della Chiesa e che nella Chiesa si torni a pensare e ad agire profeticamente. ( … ) Come avviene da molti anni, è molto probabile che, a parte qualche singola voce che ha iniziato a manifestarsi, anche questa volta vincerà l´anima politica con la sua linea accomodante. Nessuno trarrà le conseguenze e l´attuale capo del governo continuerà a contare come sempre sull´appoggio discreto e robusto delle gerarchie ecclesiastiche, alle quali egli non mancherà di corrispondere la debita ricompensa. Una cosa però deve essere chiara: è che le parole della Chiesa, quando in futuro essa pretenderà di parlare in difesa della famiglia, risulteranno a questo punto molto meno credibili, perché se c´è una realtà che esce male dalle rivelazioni sulla vita privata dell´attuale capo del governo è proprio la famiglia nell´accezione cristiana del termine. “

Tag: riflessione

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Franca Commento da Franca su 6 Luglio 2009 a 18:09
Caro Ettore, io non sarei così pessimista. I Profeti ci sono anche oggi. In questo sito c' è un video di Alex Zanotelli, un Padre comboniano che è stato 12 anni a Korogocho vivendo con i baraccati. La sua voce la fa sentire per condannare il malgoverno e , se occorre, per richiamare la Chiesa alla sua missione evangelica. Poi c' è Arturo Paoli che ha speso tutta la sua vita in America Latina lottando per i diritti dei nativi. Poi c' è il movimento "Noi siamo chiesa" che raggruppa le comunità cattoliche di base. Insomma, possiamo ancora sperare.
che

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