scrivere pensare libertà
Cap 3
Il sole era sorto da poco e i primi raggi cominciavano a stiracchiarsi dall’orizzonte scivolando sulla pianura e sulle colline che avevano abbandonato la sera prima, riscaldando l’erba e asciugando la brina con cui la notte aveva ricoperto i prati tutti intorno.
E proprio quei primi raggi, filtrando attraverso le vallate aperte oltre la strada, e attraverso i rami degli alberi, raggiunsero la macchina rossa ferma su ciglio della strada, carezzando il viso di Sergio seduto al volante e ancora addormentato.
Il ragazzo si svegliò stiracchiandosi e spingendo con le braccia contro il tetto della macchina, mentre i fumi del sonno cominciavano lentamente a svanire lasciando che la mente si risvegliasse completamente e riprendesse la sua attività.
Alzò la testa dal poggiatesta stropicciandosi gli occhi, ma appena vide il masso davanti alla macchina, saltò di scatto a sedere con un tuffo al cuore che lo svegliò di colpo.
Si era addormentato. Aveva avuto un colpo di sonno. Avevano avuto un incidente. Aveva urtato contro quel masso.
In un attimo ripercorse gli eventi della sera prima. Il viaggio, la ragazza e tutto il resto, e si arrabbiò moltissimo per essersi addormentato alla guida. Si girò verso l’amico che ancora dormiva beato sul suo sedile, e guardando nello specchietto, vide anche Rebecca comodamente sdraiata su tutto il sedile posteriore, addormentata anche lei.
Scese dalla macchina di corsa per constatare i danni, sperando in cuor suo che l’urto contro il masso non fosse stato troppo violento e la macchina potesse ripartire. Si fermò davanti al cofano guardando la parte anteriore e vide che per fortuna la botta che aveva preso non era poi così grave visto che le ruote e le sospensioni erano a posto e aveva solo un bel graffio sul paraurti.
Niente di grave per fortuna, ma ripensando a quello che sarebbe potuto succedere a tutti e tre gli vennero i brividi a fior di pelle. Meno male che quel masso li aveva fermati.
E anche Rebecca poi, si era rivolta a loro per essere aiutata. Le avrebbe dato davvero un bell’aiuto se avessero avuto un incidente grave per il colpo di sonno.
Spinse col piede sul parautri per saggiarne la consistenza e con quel movimento svegliò Luigi che scese dalla macchina stropicciandosi gli occhi.
“Che è successo?” chiese all’amico.
“Niente di grave per fortuna. Ho solo avuto un colpo di sonno ieri sera e mi sono fermato contro questo masso.”
Luigi lo guardò ancora con le mani davanti agli occhi.
“CHE??? Ma sei matto???” replicò col cuore in gola “ma potevi svegliarmi no?”
“Ma non me ne sono neanche accorto. Come facevo ad avvertirti?” replicò Sergio mortificato per quanto era successo.
“Ma quando sentivi che avevi sonno mi potevi svegliare. Accidenti!! Ci potevamo ammazzare tutti quanti lo sai?. Accidenti!!” terminò Luigi con un calcio alla ruota e ritornando a sedersi in macchina.
Ma prima di sedersi il suo sguardo andò al sedile posteriore dove Rebecca si era addormentata la sera prima e dove continuava a dormire come una bambola di porcellana.
Alzò lo sguardo verso l’amico che nel frattempo aveva attraversato la strada avvicinandosi al margine opposto della collina. Richiuse lo sportello e si avviò verso di lui.
“Dai su, non te la prendere” gli disse “ dopo tutto non è successo nulla per fortuna.”
“Eh già … per fortuna. Mi dispiace però” aggiunse, prima che l’altro gli desse una pacca sulla spalla per fargli passare la paura.
“Se non altro, dovremmo quasi essere arrivati al lago. Si trova oltre quelle due colline e tra un’oretta circa ci arriviamo” disse Luigi indicando le alture davanti a loro che celavano la loro agognata meta ”dai andiamo”
E si diressero di nuovo verso la macchina, non immaginando la sorpresa che avrebbero avuto.
Rebecca non c’era più.
“Ma dove è andata?” si chiese Sergio aprendo lo sportello e guardando sul sedile posteriore.
Istintivamente alzarono lo sguardo cominciando a girarsi intorno per vedere dove fosse scappata.
Ma non la videro. Non c’era nessuno oltre a loro.
Solo loro e la macchina.
Ma la ragazza era sparita.
“Ma come ha fatto a scappare? Se fosse scesa dall’auto l’avremmo sentita. Avremmo almeno dovuto sentire il rumore della portiera che si apriva e si chiudeva.”
“E invece non abbiamo sentito niente.”
“REBECCA !!” cominciò a gridare Sergio.
“REBECCA !!” gli fece eco l’amico.
Ma la risposta fu solo il sibilo del vento.
E di Rebecca nessuna traccia.
“Tu cerca di là, mentre io la cerco da questa parte” disse Luigi separandosi dall’amico.
Si affannarono a cercarla su entrambi i lati della collina, cercarono negli anfratti, nelle grotte, nelle crepe tra le rocce, dietro gli alberi, dietro i cespugli, dietro le rocce. Ma niente.
Sembrava davvero scomparsa nel nulla.
Ritornarono alla macchina col fiatone e si sedettero sul cofano ansimanti e perplessi.
“Non capisco proprio sai? Che senso ha chiedere un passaggio e poi sparire così? Boh? Che possa essersi spaventata?”
“Spaventata? E da cosa? E da chi? Da noi? E perché? Cosa le abbiamo fatto? Le abbiamo solo offerto il nostro aiuto e non mi sembra che sia una cosa di cui aver paura ...” aggiunse rassegnato Sergio “… no, non lo capisco neanche io il perché, ma a questo punto quello che mi interessa è arrivare al lago prima possibile e lasciarci alle spalle Rebecca e tutto il resto. Non sei d’accordo?”
“Ma si, dico proprio di si” replicò Luigi dando una gomitata al fianco dell’amico e salendo di corsa in macchina. “Adesso però guido io” aggiunse strizzandogli l’occhio.
“Ok, va bene. Prego” replicò Sergio aprendogli la portiera come un maggiordomo e facendolo salire al posto di guida.
Accese il motore che parti al primo colpo, e facendo retromarcia e sterzando a sinistra, scivolò di nuovo sulla striscia d’asfalto riprendendo il viaggio.
Ma fu un viaggio che durò solo qualche centinaio di metri, bruscamente interrotto dopo poche curve da una bambina sola, seduta sul ciglio destro della strada.
Tag: thriller
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